RECENSIONE INCONTRO DEL 14 APRILE 2021 DI GIULIA BENEDETTI

Questo libro ha vinto nel 2020 il torneo letterario di Robinson, inserto letterario di La Repubblica, quale miglior libro italiano uscito nel 2019 ed ha suscitato nel nostro gruppo di lettura reazioni molto diverse.

Ad alcune persone non è piaciuto per niente e queste alcune delle considerazioni emerse:

  • pur essendo raccontato in prima persona non consente di entrare davvero nella storia. Il filone narrativo è triste, problematico, deprimente e complessivamente il testo manca di profondità.
  • il romanzo sembra un racconto cinematografico, una sorta di sceneggiatura, che mantiene un tono troppo leggero nella descrizione della drammaticità delle vicende; pur essendo raccontato con gli occhi della protagonista, e la storia sia piuttosto dura, manca di empatia. Forse è un testo adatto alla lettura degli adolescenti, per farli entrare con facilità, nel tema dell’immigrazione.
  • la scrittura è piuttosto superficiale e la storia è troppo irreale e fiabesca.
  • la storia si snoda attraverso una serie di vicende troppo scontate, e il modo di raccontarla è più vicino alla sceneggiatura per un film.
  • un modo un po’ superficiale di raccontare temi importanti. Tutto quello che accade è inaudito e la protagonista sembra una sorta di “Alice nel paese delle meraviglie”, descritta da un occidentale che favoleggia su problemi profondi. Un uso scolastico consentirebbe quel tipo di trattazione un po’ sospesa adatta alla discussione in classe.
  • Manca una certa convergenza tra contenuti e scrittura. I temi trattati sono drammatici e la scrittura non rende a pieno il pathos sotteso dal vissuto della protagonista.

Ad altre persone invece è piaciuto per questi motivi:

  • la scrittura consente una lettura facile, veloce. Nella trama, l’ingenuità della ragazza e il suo successivo rapporto con il figlio sono gli aspetti trainanti. Le vicende e la scrittura inducono a leggere in fretta per capire cosa poi succeda e come vada a finire la storia.
  • il libro suscita tenerezza e anche malinconia; appassiona e si legge velocemente.
  • la scrittura apparentemente superficiale è in realtà un po’ distaccata e probabilmente scelta per suscitare un certo effetto. Gli spunti sulla condizione della donna e sulla ribellione da un mondo maschilista, violento sono molti, e, anche se nel testo la protagonista ricerca l’affrancamento piuttosto stupidamente, gli argomenti meriterebbero molta attenzione. L’autore, in un certo senso “butta molti ami…”.
  • il libro consente una lettura molto scorrevole e si risconta un cambiamento nell’uso del linguaggio tra le due ambientazioni diverse della storia, il linguaggio usato per descrivere le vicende ambientate in Marocco e quello con cui si racconta cosa succede dopo la fuga con l’arrivo in Italia. Molto inquietante la parte che riguarda il figlio e la sua progressiva attrazione verso il terrorismo.
  • una storia da pugno nello stomaco, perché per uscire da una condizione di miseria la protagonista mette a repentaglio se stessa e pur senza alcun aiuto, né conoscenza della vita, riesce ad andare avanti, facendosi portare dal destino. Con grande fatalismo accetta gli eventi e riesce a procedere.
  • chi ha avuto modo di conoscere donne di origine marocchina, ritrova nel romanzo i tratti del fatalismo con cui viene vissuta la vita, riuscendo ad esprimere un certo distacco anche dalle sofferenze. Un romanzo di denuncia, adatto a trasformarsi in sceneggiatura per un film o una serie tv.
  • la scorrevolezza della scrittura induce una lettura veloce e la determinazione e il coraggio della protagonista nel cercare di migliorare la propria situazione risultano esemplari.
  • il susseguirsi veloce degli eventi spinge il lettore ad arrivare presto alla fine per capire come si possa concludere questa storia, ricca di colpi di scena. Su tutto prevale l’amore per il figlio che salva la protagonista da tutte le sue esperienze più dolorose. Tenera l’immagine della protagonista che, da ragazzina,  pur nella sua miseria e povertà, lava i suoi vestiti e mette un rametto di lavanda nella valigia con dentro le sue  poche cose. L’elemento di continuità nella sua vita è la sua focalizzazione sull’amore.
  • la scrittura è leggera ed ironica e contrasta con la drammaticità degli eventi narrati. Nel libro si avverte molto questo contrasto tra drammaticità e leggerezza. La leggerezza viene dallo sguardo di adolescente della protagonista, che ha chiaro in mente di voler andare via dalla famiglia all’inizio della storia, e che poi replicherà il suo andare via da tante altre situazioni, in cui si troverà a vivere in seguito. Le sue scelte sono scelte coraggiose, pur nell’incoscienza della sua giovane età. Il libro tratta argomenti importanti, che ci riguardano. I personaggi son delineati con poche battute, ma molto efficacemente. Le scelte del figlio sono legate alla fase dell’adolescenza, quando la ribellione percorre talvolta strade estreme di contrapposizione.
  • il racconto colpisce per l’ingenuità della protagonista e per il suo grande amore materno.
  • la storia è di grande modernità: Ami è una donna che si ritrova a vivere parecchie di quelle situazioni penalmente perseguibili: stupro ancora adolescente, adescamento, raggiri di ogni sorta, maternità senza alcuna assistenza, lavoro nero, immigrazione clandestina. Ami è un personaggio positivo che prendendo vita da un sogno adolescenziale e da un fraintendimento di fondo, ha 14 anni ed è convinta di scappare di casa per andare a sposarsi con un balordo automunito di cui non conosce neppure il nome, “mi andavo a sposare, no?” pg. 11, si ritrova abbandonata, incinta, ma si rivela capace di affrontare tutte le difficoltà con un grande dose di incoscienza, di propensione all’adattamento e di sogno. Ami non si arrende anche quando il figlio sparisce senza lasciare tracce, abbagliato dal terrorismo islamico, riuscendo a trovare negli eventi la presenza anche di atti di bontà, di generosità. Incontra persone che l’aiutano, in cambio di nulla, perché nel mondo esistono ancora sentimenti di genuina carità, di solidarietà umana, indipendentemente dalle diversità di cultura e di estrazione sociale.

E questa eroina dei tempi moderni conclude la sua storia da donna felice, nonostante il doloroso lutto per la morte di Majid, uomo compiuto negli affetti e nel lavoro, decidendo di trasferirsi a Como, dove “ci sono grandi giardini coi fiori, e cercano delle persone che li tengano…” pg.229 perché la vita ha senz’altro qualcosa di speciale in serbo per lei.

Una storia di ottimismo, dove anche il dolore trova la sua compensazione in nuove opportunità e gesti di comprensione.

Margherita Stevanato coordinatrice del GDL Fuori Limite, ci ha raccontato che è un libro di cui si parla spesso in blog di giovani e viene proposto in lettura ai ragazzi dai 15 anni in sù.

A suo avviso il libro comprende due storie che fanno riferimento a due mondi completamente opposti e anche se la storia appare semplice, molte e diverse appaiono le argomentazioni inserite nella trama.

PROSSIMO APPUNTAMENTO IL 12 MAGGIO 2021 con BORGO SUD
di Donatella Di Pietrantonio

Ricordo a tutte le Socie che per partecipare a tutti gli eventi Fuori Limite è necessario aver prima rinnovato iscrizione a Fuori Limite per il 2021!

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