RECENSIONE INCONTRO DEL 12 MAGGIO 2021 DI GIULIA BENEDETTI

Un libro avvincente, che è piaciuto a tutti, che sin dall’inizio fa intendere che è successo qualcosa di importante o di grave nella vita della protagonista, che racconta la sua storia, alterando al presente i ricordi del passato.

“Un acquazzone improvviso ad una festa di matrimonio, è il primo dei ricordi che affiorano alla memoria della narratrice, e che da subito ci coinvolge nella storia.

È notte, una notte catartica in cui i ricordi passano …”affollati, in disordine. La memoria sceglie le sue carte dal mazzo, le scambia, a volte bara.”

Un tassello alla volta, pagina dopo pagina, ci verrà svelata “l’età forte” de L’Arminuta e quella di Adriana, sorelle strette in una relazione forte di contrasti e ambiguità.

Figlie di genitori ignoranti e anaffettivi, andranno incontro alla vita con il malessere e il disagio di chi non è stato sufficientemente amato.

Avranno esistenze complesse, storie d’amore catastrofiche.

L’Arminuta sopravvivrà grazie al suo lavoro e alla carriera universitaria, mentre Adriana, la sfrontata, incapace di migliorare la sua vita, saprà, nonostante tutto, amare suo figlio proteggerlo e aiutarlo a costruirsi una vita diversa da quella possibile a Borgo Sud, nella piccola chiusa comunità di pescatori.

L’arrivo del giorno metterà fine alla ridda dei ricordi, e la luce illuminerà nuove speranze, nuove vie da percorrere. Per L’Arminuta arriverà la consapevolezza dell’indissolubile legame familiare che saldamente la stringe alla sorella.”

  • “Ho fortemente apprezzato l’opera, l’architettura del racconto e la scrittura empatica e partecipe. I registri diversi con cui si sono espresse le due protagoniste e i vari personaggi, hanno arricchito di sfumature emotive l’intreccio. Alla fine, una storia di donne che, con grande impegno e dolore raggiungono la maturità.”
  • “una storia al femminile”.
  • “Il libro mi è piaciuto, ma ho fatto fatica talvolta a leggerlo perché ci son parti molto forti sul piano emotivo. La scrittura è tagliente, aspra. Si respira una forza realistica; ci son tanti conflitti; le diverse personalità si scontrano, ma non possono fare meno l’una dell’altra.”
  • “L’Arminuta e Borgo Sud, sono due libri che si possano leggere uno dopo l’altro per trovare continuità nel racconto, oppure essere letti separatamente, come due libri distinti, che rappresentano due pezzi diversi della vita. La scrittura asciutta è traslata dai luoghi dove la storia è ambientata. Una storia di sorelle, che si dividono e si ritrovano, fragili, legate dal filo della rottura, che le unisce nella diversità. Una famiglia anaffettiva ed ignorante, che è all’origine dell’abbandono, della fuga, per ricercare altrove affetto e amore.”
  • “Il libro mi è piaciuto tantissimo per la scrittura, l’ambientazione, i contrasti, quale ad esempio la maledizione della madre che incombe minacciosa sulla vita ardua della figlia Adriana e l’affettuoso accudimento che invece la mamma di Rafael dedica al figlio”.
  • “Il libro mi è piaciuto. La storia di due sorelle completamente diverse, cresciute senza affetto in una famiglia grezza, che riescono a ritrovarsi nonostante le numerose difficoltà vissute”.
  • “Il libro mi è piaciuto per la storia, per l’architettura e per la scrittura. Mi ha colpito la figura della madre, nelle cui parole trova radici tutta la storia: “è troppo per te” detto a L’Arminuta quando presenta il futuro marito, e la maledizione rivolta ad Adriana, dopo aver saputo delle sue malefatte al ristorante dove lavorava. Non è facile raccontare una storia feroce. Una madre che dà via una figlia, e maledice l’altra. Una madre così resta però sempre tua madre e non riesci a scappare da questo indissolubile contrasto di amore-odio.”
  • “ Il libro mi è piaciuto e mi ha fatto riflettere la figura della madre così cattiva. Ho pensato a me stessa come madre, e alle cose che possono fare male ai figli. Ho un po’ sofferto e mi sono agitata nella lettura; ho anche avvertito la forza grande del legame tra le due sorelle.”
  • “L’Arminuta e Borgo Sud sono due libri legati. La protagonista ha vissuto il dramma dell’essere stata lasciata da bambina ad una parente per un lungo periodo e dell’essere poi ritornata a casa, provocando una serie di conseguenze dolorose. La storia narrata in Borgo Sud è drammatica e la scrittura corrisponde alle vicende. L’ambiente è ben rappresentato, e si trovano i segni di un certo regionalismo e provincialismo. Questi aspetti rimandano a quanto si ritrova anche nella scrittura della Ferrante.”
  • “Il libro non mi ha convinto tanto; gli scatti temporali mi hanno generato un po’ di confusione, ma Donatella di Pietrantonio è davvero abile nello scrivere. Uno stile scarno, asciutto, che avvince: “…li stavo perdendo tutti..”; “ …a tavola con i genitori zitti, si sudava anche da fermi…”.”
  • “Una storia drammatica, scritta da una scrittrice, non da una che scrive libri. Un vissuto feroce, amaro, che mi ha sconvolto. Un libro impegnativo, che fa pensare e soffrire.”
  • “Un libro che è stata una scoperta e che ho letto due volte. Ho assegnato dei colori ai personaggi: grigio alla narratrice, rosso alla sorella, giallo a Piero, il marito, per il suo essere duplice. Un libro che genera sensazioni diverse. Un’apoteosi comunque della famiglia, perché la protagonista lascia il proprio lavoro per correre al capezzale della sorella.”
  • “L’autrice utilizza degli episodi per descrivere il carattere delle persone e, nel racconto, ripercorre alcuni dei momenti salienti della sua e delle loro vita. Adriana, una donna “sempre così viva e pericolosa” porta su di sé i segni di tanti fallimenti: prima la scuola, iscritta all’istituto tecnico di Pescara non arriva alla fine dell’anno scolastico; poi un rapporto amoroso iniziato troppo presto con Rafael, un giovane pescatore, orfano di padre fin da bambino, con il sogno fisso di comprarsi una barca sua; tanti lavori precari e quando trova un lavoro finalmente stabile nel ristorante al bivio di Odilia, se ne va sfilando dalla cassa le ore di straordinario non retribuito che aveva fatto; la lite e la rissa con la madre e la maledizione che questa le trasmette; poi un figlio avuto senza la sicurezza di una famiglia e di un lavoro; infine la violenza subita e il rischio di morire. Ma è una donna priva di rassegnazione, una lottatrice, che trova in se’ stessa il coraggio di ricominciare sempre. Ha una forza brutale, ferina, la cosiddetta forza della natura. Pietro entra in scena come l’uomo della vita della protagonista narrante, l’uomo di cui è innamorata. Poi lui inizia ad avere qualche incertezza e un po’ alla volta comincia cambiare. Il matrimonio si conclude con una tragica scoperta da parte dell’autrice. Ben ritratti anche i personaggi minori: Isolina, la madre di Rafael che gli portava il thermos di caffè e il ciambellone appena sfornato. I genitori, soprattutto la madre, Eva, personaggio tragico che maledice e profetizza, come nelle tragedie arcaiche, che nella morte trova finalmente l’occasione di ritirarsi nell’indifferenza terminale. Il padre, Christophe, il gatto Hector, la signora Nina, moglie del professore Morelli, Rafael, la favola un po’ bugiarda, dell’orfano diventato pescatore e che lotta per il proprio riscatto, che in realtà scappa più volte lontano dai debiti lasciando i creditori a prendersela con Adriana. Memorabile la scena in cui è con i suoi innumerevoli gatti e canta senza energia uno stornello marinaro. Rosita, che sostituisce l’Arminuta nell’affetto di Adriana, Antonio, l’amico di Rafael cresciuto assieme a lui, pescatore e fratello di sangue.Anche i luoghi hanno un loro importante peso nel racconto: Grenoble, Pescara, il paese di origine della famiglia, dove continuano a vivere i genitori, Borgo Sud, il quartiere di Pescara che sembra un luogo separato, dove il tempo scorre più lento e valgono altre regole, Scanno, luogo di vacanza del prof. Morelli e della moglie. Le due sorelle, L’Arminuta e Adriana,  con le loro scelte di vita raccontano due dimensioni culturali molto diverse, due mondi antitetici che procedono nel tempo in modo parallelo; ogni tanto si incrociano e poi per molto si allontanano, ma le due sorelle sono accumunate dalla medesima sorte nell’amore: il sogno che dolorosamente si infrange e che le fa ritornare una accanto all’altra.”

Il libro è stato proposto dalla coordinatrice Margherita Stevanato, che aveva suggerito L’Arminuta in un precedente gruppo di lettura nell’autunno del 2017, prima ancora che la scrittrice vincesse il premio Campiello.

Questa volta Margherita Stevanato ha proposto Borgo Sud perché, aldilà della storia, ritiene che la scrittrice abbia un suo posto nel panorama degli scrittori italiani.
I momenti di scrittura di Donatella Di Pietrantonio aprono squarci di verità. Ritornano in questo testo i personaggi de L’Arminuta, che appaino cresciuti, pur conservando il proprio nocciolo di integrità.
Si tratta di personaggi che si evolvono, ma che rimangono anche e stessi, personaggi “pieni”, con una loro evidente pesantezza esistenziale, che li rende credibili, indipendentemente dal racconto in cui si trovano a comparire.

PROSSIMO APPUNTAMENTO IL 9 GIUGNO 2021 con LA VITA SEGRETA DEGLI SCRITTORI di Guillaume Musso

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