RECENSIONE INCONTRO DEL 16 MARZO 2022 DI GIULIA BENEDETTI

Il libro era stato proposto nel corso del book contest perché era molto piaciuta la modalità narrativa. Una particolare eleganza della scrittura e la descrizione di situazioni irreali che diventano reali; tutto ruota attorno ad un caffè, un piccolo microcosmo che vive di umanità; un luogo magico, dove ci si fa carico di problematiche diverse, vissute in maniera poetica.

Queste alcune delle opinioni espresse dai partecipanti al gruppo di lettura:

  • Un libro che rientra nel genere molto caro alla cultura giapponese: quello del fantastico che entra nel reale. Quattro storie che si intrecciano, che iniziano male, ma dove balena, verso la fine, uno spiraglio di speranza. I personaggi che han fatto il viaggio nel tempo si trovano ad essere cambiati. L’esperienza vissuta li trasforma. All’apparenza potrebbe sembrare un “libricino”, lontano dal modo di pensare tipico della cultura occidentale, ma non è così. Una grande attenzione posta sui particolari, sui colori, caratteristica dell’estetica orientale. Un racconto da leggere come una favola.
  • Un libro che non tutti sono riusciti a leggere sino alla fine, un po’ per colpa di una scrittura non attrattiva, un po’ per i nomi dei personaggi difficili da memorizzare, un po’ per la trama molto lontana dalla comune visione culturale occidentale.
  • Per qualcuno oltre alla difficoltà rappresentata dai nomi, è risultato un testo privo di connotazione. La scrittura è stata ritenuta troppo semplice, “basica”, più simile a quella utilizzata per una sceneggiatura che a quella utilizzata per un romanzo. Un libro che non ha suscitato l’atteso piacere. Forse una storia che sarebbe meglio ascoltare che leggere.
  • Un libro iniziato, lasciato, ripreso, letto sino alla fine per diligenza, ma non per motivata adesione. Un libro che non trasmette nulla: una sceneggiatura di un film, non un romanzo.
  • Un libro che incuriosisce, forse non profondo, ma che descrive eventi diversi in cui i personaggi cercano di rimediare agli errori fatti in passato, provando a risistemare i macigni rimasti ad opprimere il presente. Con le confessioni che i vari protagonisti fanno all’interno di un rituale magico, ognuno ritrova la pace. Quindi una storia importante di riscatto personale.
  • All’inizio è difficile entrare nella storia, ma quando si arriva a metà è più semplice farsi prendere dalle vicende raccontate con leggerezza. E l’aspetto della leggerezza è quello che rende particolare questo romanzo.
  • Un libro che fa sorridere e riflettere nello stesso tempo. Un libro che racconta alcune storie diverse (molto bella quella di Kotake e Fusagi) e che contiene una morale inevitabile: ogni scelta nella vita deve essere ponderata, e deve indurre ciascuno a godere appieno di coloro che trova accanto a se’, evitando di rincorrere sempre i fantasmi del passato. Il famoso motto “Carpe diem “resta da monito per indurre a cogliere e a vivere tutte le occasioni, le sfumature che la vita propone senza pensare di dover cancellare gli errori o le mancanze del passato, per ritrovare la pace e la felicità. Una storia che porta a sognare di andare in Giappone, sedersi su quella sedia, bere il caffè finché è caldo, assaporarne gli aromi, pensare alla leggenda narrata ed osservare le varie espressioni, reazioni ed emozioni dei vari personaggi, che frequentano quel piccolo caffè.
  • Quello che questa lettura insegna è che bisogna godere del presente e lasciare perdere il passato. Un libro che non emoziona, però.
  • Per qualcuno si è trattato del primo impatto con un libro di autore giapponese, e trattandosi di un libro che ha ottenuto un successo mondiale, viene naturale chiedersi perché sia piaciuto a tanti diversi lettori. Ma gli episodi narrati non paiono essere così particolari e i temi salienti non così approfonditi come meriterebbero. Perciò un libro che può provocare una certa delusione…
  • Un libro che non è stato considerato un gran libro, e che lascia degli interrogativi su cosa ci sia davvero invece da capire. Molto suggestiva però la storia di Hirai che decide di tornare dai genitori a gestire la locanda di famiglia, per impedire che della morte della sorella Kumi rimanga solo la tragedia.
  • Un libro un po’ banale che annoia: una meticolosa descrizione talvolta di gesti insignificanti. Il fantastico è un genere che può non piacere ed indurre una certa difficoltà a “farsi prendere” dalla lettura. Il messaggio del romanzo, che il passato non può essere cambiato, non risulta originale.
  • All’inizio si può pensare che si tratti di un “libretto”, dove il tema dell’amore che connota le storie (amore per il fidanzato, amore per il marito, amore per la sorella, amore per la figlia) sembra essere un poco trascurato, mentre quello del rimpianto per non aver fatto qualcosa, che sarebbe stato invece meglio aver fatto diventa l’argomento principale. I personaggi dopo aver rivissuto il proprio passato sembrano diventare migliori e questo aspetto risulta interessante.
  • Un libro delicato, poetico, che parla di tragedie con semplicità e senza quei toni drammatici che rendono talvolta la scrittura faticosa, pesante da seguire. Alcuni personaggi si incontrano in un caffè insolito, segnalato con reticenza da una piccola insegna, in una stradina poco frequentata. Il locale è di dimensioni molto ridotte. Quindi un caffè appartato, apparentemente poco accogliente, caratterizzato da un’atmosfera poco gaia, piuttosto confusiva, dotato però di una particolarità: quella di consentire l’andare indietro nel tempo per far recuperare, a chi decide di fare questo insolito viaggio, un’occasione mancata. Ma c’è una regola dolorosamente vincolante: l’impossibilità di cambiare il presente. Ai personaggi che si affacciano sulla scena fanno riscontro quattro vicende dolorose: l’abbandono di Fumiko da parte del fidanzato Goro, che la lascia per motivi di lavoro; la morte un incidente d’auto di Kumi, sorella di Hirai, che era venuta a Tokyo per convincere la sorella maggiore a tornare al villaggio di origine per gestire la locanda di famiglia; il processo degenerativo di una grave malattia,  l’Alzheimer, che altera progressivamente la consapevolezza di Fusagi e non gli fa più riconoscere Kotake, la moglie; una gravidanza che comporta il rischio della sua vita, per Kei, desiderosa di portare a compimento la sua maternità nonostante i suoi seri problemi cardiaci. E così, pur consapevoli dell’impossibilità di cambiare il presente, per poter porre rimedio a comportamenti ritenuti errati, con il senno di poi, o per poter conoscere come si configurerà il futuro in base alle decisioni del presente (il viaggio nel tempo si può fare anche in avanti, purchè  siano rispettate certe vincolanti condizioni) i personaggi accettano di sottoporsi ad uno stressante rituale con l’attesa di ritrovarsi a rivivere o a vivere ex novo un momento della loro vita in cui erano o avrebbero potuto essere per un attimo vicini alla persona verso la quale sentono di essere debitori. Le storie narrate sono molto dolorose: abbandoni, morti, malattie, ma sono raccontate in modo fiabesco e anche se non c’è nessun lieto fine a premiare nessuno, e a farci definitivamente capire che non ci troviamo dentro a delle favole, resta nel lettore la sensazione che ciascun personaggio abbia potuto trovare nella magia resa possibile dalla sedia e dal caffè sorseggiato rapidamente, un’occasione per rimediare a quei mancati comportamenti, a quelle parole non dette, che, a distanza di tempo, si sono poi rivelati maledettamente influenti sulla vita di ognuno. Una storia di ammonimento, che suggerisce di non lasciare perdere nulla nell’ascolto dell’altro, nell’ attenzione e nella comprensione da rivolgere a chi amiamo, e nell’approfondimento di ciò a cui teniamo veramente. Non dovremmo prendere decisioni o attuare comportamenti per i quali ci troviamo poi a provare imbarazzo o rimorso, perché hanno fatto soffrire qualcuno che amiamo o noi stessi. Il libro invita ad essere trasparenti nei nostri sentimenti e a usare il tempo pensandolo assoluto nell’attimo in cui lo viviamo.