Sintesi del GDL del 21 settembre 2022

Libri discussi: Le solite sospette di John Niven e Tre piani di Eshkol Nevo.

LE SOLITE SOSPETTE, John Niven

Questi alcuni commenti dei partecipanti:

  • Un libro che fa pensare subito ad una sceneggiatura di film. C’è molta ironia e anche quando le cose sembrano precipitare un tazza di tè riesce a riportare serenità.
  • Un libro che si legge per evadere, per trovare un po’ di leggerezza e farsi qualche risata.
  • C’è una solida idea di scrittura, con i capitoli brevi, che han richiesto sicuramente un gran lavoro di concentrazione. Un libro che trasmette il sapore di uno specifico modo di essere di una nazione. C’è un’ironia di fondo che induce a prendere le cose, anche quelle più drammatiche, con leggerezza. Colpisce il tono distaccato rispetto agli eventi della vita.
  • Un libro che si fa leggere senza pretese, ma è una lettura che ci vuole. Il linguaggio è simpatico; i capitoli corti facilitano e la storia si presta benissimo ad una trasposizione cinematografica.
  • Un libro da ombrellone, che non suscita entusiasmo. Le vicende sono paradossali e comiche. Un libro leggero, che si fa leggere.
  • Un libro che fa divertire! È intelligente nonostante racconti vicende paradossali, ma soprattutto presenta un gruppo di donne in una condizione di riscatto. Un gruppo di donne che sanno far squadra, nonostante le loro manifeste differenze e motivazioni.
  • Un libro che si legge con la sensazione di guardare un film. Soprattutto in fase iniziale qualche difficoltà a farsi prendere…
  • Un libro che può non essere nelle corde di alcuni lettori.
  • Una storia esagerata! Ma parla di vicende che toccano ad alcune donne e questo è un aspetto positivo. Molto delicata la relazione tra la giovane Vanessa e Julie.
  • Una storia che parla di amicizia tra donne e carica di umanità.
  • Un libro che si legge con molta partecipazione, perché la storia, per quanto assurda ed improbabile, è intrisa di una tale dose di irriverenza e libertà che non si può non aderire alla vicenda senza sostenere strenuamente le tardive vocazioni di riscatto economico delle protagoniste, facendo passare in secondo piano i modi illegali tramite i quali riescono a dare un giro di volta alle loro anonime, e talvolta miserevoli esistenze.
  • Tutto inizia consentendo al lettore di comprendere il perimetro sociale ed economico all’interno del quale si muovono Susan, Julie, Jill, Ethel, quattro donne che vivono situazioni alquanto diverse a Wroxham, in Inghilterra, pg. 44 “La sonnolenta Wroxham, con il mercato vittoriano e la borsa dei cereali e le sue fabbrichette…”.
  • Susan, sessant’anni da compiere nel corso dell’anno, ha una vita matrimoniale routinaria, senza sorprese: due letti separati e sesso centelinato; una casalinga che ha lasciato al marito la completa discrezionalità relativamente a tutte le decisioni sulle finanze comuni e che si limita ad apporre firme su suggerimento del marito sui documenti societari e bancari, che comprovano accordi più vantaggiosi per le carte di credito o tassi d’interesse migliori per i loro risparmi. Un unico “sfogo creativo: i Guitti di Wroxham, pg.5 “un gruppazzo di pensionati e adolescenti babbei che inciampavano sugli oggetti di scena e sovrapponevano le battute. Però male non le faceva… La tenevano occupata e così via”.
  • Julie, che fa le pulizie in un ospizio, passando lo straccio nella “broda di acqua e candeggina” pg. 10, cogliendo “il riflesso del suo viso sul linoleum tirato a lucido” ed accorgendosi di essere ancora carina. Un trascorso molto intenso di lavori e relazioni, un presente malinconico e tanti desideri non ancora abbandonati.
  • Ethel, 87 anni suonati, ospite della struttura in cui lavora Julie, si muove su una carrozzina a motore, ben oltre il quintale di peso, un viso che ha ancora un che di grazioso, con il rossetto impiastricciato sui denti, uno spirito libero, irriverente, pronta a godersi la vita, sia che si tratti di un semplice sorso di alcol, che di fumarsi una cicca, o di partecipare ad una festa.
  • Jill, una donna assennata, vedova, dedita alla famiglia, con un doloroso fardello da sostenere: la malattia del nipotino Jamie, diagnosticata tre ani prima, e curabile solo ricorrendo ad un’equipe specializzata di un ospedale di Chicago. Un termometro disegnato su un foglio definiva la cifra obbiettivo di 60.000 sterline da raggiungere per rendere possibile l’operazione.
  • Poi succede un evento imprevisto e inaccettabile: Barry, quello che Susan ritiene pg.6 “un buon padre di famiglia. Un commercialista. Un dottore commercialista.” muore d’infarto ignominiosamente in un seminterrato, per colpa di un orrido giochino erotico. A seguito del decesso, si scoprono attività illecite di Berry e Susan perde non solo la rispettabilità sociale, ma anche il suo benessere economico. Dal momento dello smarrimento si passa a quello della rabbia, e da questo si fa strada pian piano l’esigenza di un riscatto personale.
  • Susan non ha difficoltà a coinvolgere in un piano criminale Julie, Edith, Jill, che, per motivazioni diverse, principalmente quelle del bisogno economico o di sicurezza, possono diventare le complici migliori.
  • Così la storia si snoda attraverso continui esilaranti colpi di scena, in cui alcuni personaggi maschili coinvolti in bizzarre situazioni danno prova di maldestria, di goffaggine, suscitando molta ilarità.
  • Un libro che in modo ironico tratteggia alcuni aspetti negativi di costume: l’avidità del sistema bancario, l’indifferenza di taluni operatori delle istituzioni pubbliche e private, l’assenza di solidarietà verso chi si trova in condizioni di povertà, l’egoismo nelle relazioni anche familiari, ecc.

TRE PIANI, Eshkol Nevo

Queste le principali opinioni espresse dai partecipanti al gruppo di lettura:

  • Chi lo aveva proposto in lettura, lo ha fatto perché aveva visto il film, che però non era piaciuto. Il libro invece è piaciuto molto anche per l’esistenza di una certa sintonia a livello emotivo. La struttura del racconto prevede una sorta di crescendo. I protagonisti, accumunati dalla solitudine, narrano le proprie storie ad una terza persona che non interagisce, ma solo ascolta. Tre personaggi e tre racconti, che si focalizzano su tre piani di una palazzina diTelAviv, in cui vivono tre nuclei familiari diversi. Quello che colpisce è la corrispondenza tra i tre piani abitativi e i tre piani dell’anima di Freud: primo piano, Es; secondo piano, l’Io; terzo piano, Super Io; piani dell’anima che trovano corrispondenza in ognuno dei personaggi che abitano all’analogo piano. Ciascun protagonista vive il proprio dolore e lo racconta. Il percorso più completo pare essere quello della donna che vive al terzo piano, che riesce a costruirsi, dopo tanto dolore, una vita nuova.
  • Un libro che entra nel profondo delle personalità dei personaggi. Il primo protagonista può infastidire, soprattutto perchè sfoga la sua rabbia nei confronti di una persona anziana e si comporta immoralmente. La seconda protagonista vive un’esistenza piatta, ma viene scossa da un evento e capisce che cambiare si può, attingendo alle proprie risorse personali. La terza protagonista parlando ad un terzo, parla in realtà a sè stessa e si svela!
  • Un libro cupo, che risolleva solo nel finale. Sembra tutto molto cerebrale e può provocare una sorta di rigetto.
  • Un libro che è molto piaciuto, ma molto cerebrale, dove pare mancare il pathos. Lo scrittore mantiene sempre un certo distacco, una freddezza che fa ritenere il libro bello, ma con l’assenza di qualcosa, che il lettore vorrebbe invece trovare. La trama verte attrae perché consente di ascoltare la psicanalisi di un’altra persona, diversa da se, ma riporta anche alla consapevolezza che abbiamo tutti pulsioni negative e zone nere.
  • …Qual è poi il più grande segreto che possiamo nascondere al mondo ? È il segreto della nostra vulnerabilità .(pag. 165)
  • Dvora : Freud ha sbagliato i tre piani..non esistono dentro di noi..esistono nello spazio tra noi e l’altro ..l’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti siamo condannati a brancolare disperati nel buio in cerca del pulsante della luce. (pag. 253)
  • Freud non ha sbagliato nella formulazione delle sue topiche: subconscio, conscio e inconscio la prima, Es Io e SuperIo la seconda, che Nevo utilizza come ordito x costruire la trama del romanzo. L’aver ipotizzato il nostro funzionamento esperenziale/emozionale tramite questi luoghi della mente permette a Freud di assumerli come base per la proposizione della terapia psicoanalitica, che si costruisce proprio come spazio relazionali cui « due persone » entrando in dialogo creano un ponte, un’alleanza tra chi parla e chi è deputato all’ascolto. Ed il fine di questi colloqui non è la guarigione, che non esiste in psicoanalisi, ma il pervenire alla conoscenza di se stessi e all’accettazione della propria imperfezione.
  • Arnon: è il primo piano, il bruto, il più vicino all’istinto e all’irrefrenabile spinta a soddisfare i propri desideri, piuttosto che riflettere sui propri impulsi proietta sugli altri le proprie ambiguità, arrivando ad essere pericoloso e nocivo per chi gli sta vicino. La sua immaturità relazionale è tale che Nevo lo condanna senza se e senza ma con un finale in cui mentre Arnon aspetta che l’amico scrittore gli crei un lieto fine si gusta e « spazzola » la bistecca e patatine!
  • Hani: o l’assoluto sconvolgimento che la maternità può portare, come l’idea che sia giusto lasciare il lavoro e poi ritrovarsi con la quotidianità che corrompe l’anima e crea solitudine e infelicita , l’angoscia di non reggere e la volontà di resistere. Hani ha la mamma in ospedale psichiatrico, il marito troppo spesso via x lavoro tanto da essere soprannominata « vedova del secondo piano », la figlia ha un’amica immaginaria e lei stessa vede ogni tanto un barbagianni che la rimprovera. Ma proprio nella situazione più pericolosa per la sua salute psichica s’inventa e crea uno « spazio » un ponte in cui scrive e racconta alla sua migliore amica ciò che le accade trovando così il filo che le permette di risalire dal pozzo dei pensieri negativi e recupererà la voglia di provare a mettere ordine nelle priorità che possono renderla più serena e più ancorata al suo presente. Dvora : la storia che mi ha coinvolta di più, forse perché una delle sue prime ammissioni è di come … sia facile convincermi ad abbandonare le mansioni domestiche! 🙂 Convinta di essere inadeguata come madre, è tornata al lavoro molto presto dopo la nascita del figlio. Lei è il marito sono giudici,ma lui è molto più conosciuto e ammirato,anche x la sua inflessibilità. È molto innamorato di lei , e le crea intorno nel tempo una gabbia dorata di attenzioni premure carinerie e ….manipolazioni. Tanto da costringerla a scegliere tra l’amore x lui e l’amore x il figlio. Nel legame fusionale che il marito ha modellato con Dvora il figlio è in più, ed è vissuto dal padre come elemento perturbante e dunque mai veramente amato ed accettato. E come in una veduta di scorcio, Nevo ci racconta brevemente che il figlio dopo qualche mese di terapia psicologica abbandona i genitori, recidendo ogni legame con loro. E riuscirà lontano dal castrante rapporto con il padre a divenire un uomo migliore. Dvora dopo la morte del marito, e sentendo il peso di ciò che non gli ha mai detto, immagina di parlargli confidando ad una vecchia segreteria telefonica i suoi ripensamenti, le amarezze e i desideri accantonati. Questo « parlare » costruirà il ponte che sarà la sua catarsi, l’illuminazione che la porterà ad avere coraggio e la determinazione per recuperare il legame d’amore e di accettazione per il figlio, e avviare nuove e intense relazioni.
  • Un libro coraggioso nel raccontare come una famiglia possa distruggere un figlio…
  • Una storia che parla di una donna che credeva di essere stata amata, ma forse era stata solo posseduta dal marito.
  • Le vicende narrate colpiscono per gli aspetti negativi che caratterizzano i personaggi e suscitano reazioni diverse in chi legge: il protagonista del primo piano che non esercita alcun controllo sulle sue pulsioni negative, con i suoi comportamenti genera una gran distanza nel lettore, mentre la donna del secondo piano può favorire l’empatia invece per quella sua depressione post partum, per le prolungate assenze del marito, per le fantasie amorose per il cognato, infine la donna del terzo piano, con il suo grande cambiamento, fa nascere una nuova speranza.
  • Un libro che parla delle complesse relazioni umane e di come una persona possa improvvisamente cambiare la percezione di se e delle proprie aspettative, incappando in un’inattesa esperienza che stravolge la propria vita. La storia descrive quanto accade a tre personaggi diversi che hanno in comune soltanto l’essere inquilini di una medesima palazzina borghese di tre piani a Tel Aviv, ma che si trovano inaspettatamente a sconvolgere la propria normalità, ritenuta fino a poco prima condizione immodificabile.
  • Quello che colpisce è la capacità dello scrittore nel cogliere e descrivere quel percorso particolare, piuttosto rapido, che perturba lo status quo di ciascuno dei tre personaggi, e fa scattare qualcosa nei propri comportamenti, prima ancora che nelle proprie decisioni, portandoli a diventare altri e diversi da poco prima.
  • Arnon è convinto che Hermann, coperto dalla giustificazione dell’Alzheimer, celi nei comportamenti verso la figlioletta di Arnon, Ofri ben altre intenzioni, e finisce invece per essere lui a coprirsi di senso di colpa e a rovinarsi, forse, la vita.
  • Hani, che conduce una vita troppo solitaria, nel timore di inseguire la tragica conclusione avvenuta alla madre, scopre nell’inatteso incontro con il cognato in fuga, un coraggio e un’assunzione di rischio, che mai avrebbe pensato di avere.
  • Dvora, ex giudice di tribunale distrettuale, in pensione e vedova, abbracciata per caso da Hani, alla ricerca di conferma sull’esistenza effettiva del cognato e del suo breve transito nella decorosa palazzina condominiale, trova la possibilità di liberarsi finalmente dallo sforzo di sopportare da sola la sua solitudine, decide di partecipare ad una manifestazione pubblica di protesta, e si ritrova catapultata in una inimmaginabile avventura personale.
  • Ciascun protagonista trova il modo di raccontare quanto successo ad un amico, direttamente, Arnon, per lettera, Hani, o al marito morto, Dvora, affidando le confidenze alla segreteria telefonica del defunto.
  • Un libro interessante, originale e un poco inquietante. I personaggi traggono occasione di raccontarsi, svelando aspetti inattesi a loro stessi e questo trasferisce anche nel lettore la sensazione che qualcosa di oscuro possa esserci in ciascuno di noi.
  • Ma ci conosciamo davvero? E conosciamo le persone che abbiamo scelto per condividere assieme la vita? Ci aiutiamo reciprocamente davvero ad essere il meglio di quanto possiamo essere? Siamo davvero mossi dal nostro libero arbitrio, o dal confronto con l’altro, dai timori di non essere davvero capace di?
  • Originali sia la trama che la modalità scelta per consentire ai personaggi di descrivere cosa sia loro successo e le conseguenze delle loro azioni.

Prossimo incontro 19 ottobre 2022. Discuteremo Una stanza tutta per se di Virginia Woolf.

Vi aspettiamo!

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