RECENSIONE INCONTRO DEL 9 FEBBRAIO 2022 DI GIULIA BENEDETTI

Il libro racconta la vicenda di un bambino che vive nel quartiere di Forcella e che viene coinvolto in una vendetta di camorra. Una storia inventata che però potrebbe benissimo essere accaduta, o accadere.

Queste alcune delle opinioni espresse dai partecipanti al gruppo di lettura:

  • Un libro proposto da alcune persone a seguito della visione dell’omonimo film, che era piaciuto, e proposto quindi con la curiosità di capire come fosse resa, con la scrittura, la suggestiva interpretazione di Silvio Orlando, molto centrata sugli sguardi parlanti. Ritenuto molto interessante il personaggio di Gabriele, un uomo chiuso, di poche parole, capace di trasmettere emozioni forti, che stravolge la sua vita riservata per la protezione data ad un bambino, che decide di difendere dalla camorra e verso il quale esprime un amore infinito. Suggestiva anche la rappresentazione del quartiere Forcella con i suoi caratteristici vissuti, un quartiere dove viene tenuta d’occhio anche l’immondizia, per raccogliere indizi sui sospettati.
  • Il libro provoca sensazioni diverse da quelle suscitate dal film, che a sua volta, pur con cambiamenti significativi introdotti nella trama, non snatura i contenuti più significativi del libro.
  • I protagonisti della storia sono tre: Ciro, Gabriele, la camorra. Il libro racconta la storia di due solitudini che si incontrano: una voluta e cercata, quella di Gabriele, l’altra, quella di Ciro, una solitudine affettiva amara, la solitudine di un bambino derubato dell’infanzia. Queste due solitudini si incontrano, e questo rompe principalmente la routine di Gabriele, che non si era mai occupato di bambini. Nella convivenza forzata Gabriele e Ciro si affezionano l’uno all’altro, al punto di indurre Gabriele a mettere in pericolo la propria vita consapevolmente. Gabriele mette a fuoco una missione: spendersi per qualcuno, fare qualcosa di utile per qualcuno, e smettere una volta per tutte di sentirsi un fallito. Ciro finalmente assapora l’affetto di una famiglia, e vive per la prima volta la sua legittima vita da bambino.
  • Molto bella la descrizione dei personaggi e delle ambientazioni. Napoli, città particolare, si presta a fare da idoneo sfondo a questa storia di vite difficili, complicate, minate dal problema della camorra. Un certo condizionamento sociale induce ad accettare esistenze devianti e Gabriele, la figura principale della storia, vede nella vicenda di Ciro il suo momento di riscatto, decidendo di fare del proteggerlo la sua nuova missione di vita. Un libro sulle sfaccettature dell’amore, che per il protagonista Gabriele sono state spesso complicate e dolorose. Sia Gabriele che Ciro sono persone bisognose d’amore.
  • In Gabriele è presente la consapevolezza di dover morire e quando arriva il momento in cui lo stanno per uccidere, con lucidità capisce di essere l’agnello sacrificale ed accetta questo destino per liberare Ciro. Durante la permanenza nell’appartamento di Gabriele, il piccolo Ciro coglie l’occasione per proiettarsi nel futuro, mentre Gabriele scopre una nuova vocazione rivolta a proteggere persone deboli ed infelici. Elegante la scelta di citare versi di Kavafis, per segnalare l’omosessualità di Gabriele.
  • Nella storia si trovano descritti tanti sentimenti: solitudine, introspezione, vicinanza, paura, coraggio, affetto, e il protagonista Gabriele vive in prima persona una vasta gamma di emozioni. La scrittura è veloce ed efficace nell’esprimere in poche parole anche importanti concetti e situazioni. Ad esempio, l’omosessualità si avverte e non si avverte, proprio perché è tracciata con leggerezza. Un altro personaggio, Diego, è descritto in modo sintetico, ma bastante a farne cogliere l’antipatia.
  • Un romanzo tutto al maschile. I sentimenti materni sono quelli espressi da Gabriele come quando si siede sul letto di Ciro e lo guarda dormire, atteggiamento tipico di una mamma. La presenza delle poesie di Kavafis induce a cogliere l’omosessualità di Gabriele.
  • Una storia che mette a fuoco un personaggio solitario, alle prese con un ragazzino che si intrufola inaspettatamente nella sua vita, che  cambia radicalmente nel momento in cui decide di aiutare questo fuggitivo. Un’occasione per Gabriele per provare ad essere padre, una scelta difficile, che va contro i canoni della legge. Una scrittura fredda, che consente una lettura veloce.
  • Un libro avvincente ed emozionante, ma un po’ artificioso. Una scrittura talvolta ridondante, come quando vengono puntualmente citati i brani musicali ascoltati dal protagonista o le poesie di Kavafis.
  • Interessante lo sviluppo dei personaggi che avviene attraverso l’amore, che cambia la vita dei due. Una storia apparentemente semplice, che descrive un legame affettivo che va aldilà della parentela. Gabriele sperimenta una relazione di genitorialità, svolgendo verso Ciro un’opera educativa come se si trattasse di un figlio. Il gioco, le lezioni di piano: la potenza educativa del mettere a disposizione il proprio tempo, il proprio affetto e la propria attenzione.
  • Interessanti le riflessioni su Napoli, città che non ha effetto sulle persone scarsamente umane e capace di esprimere grandi contrasti.
  • Un libro che ospita la trattazione di molti aspetti: soprattutto Napoli, una città particolare e piena di contraddizioni, che accoglie relazioni difficili, storie di solitudini, che possono essere trasformate con rapidi cambiamenti delle persone. E così Ciro, un piccolo delinquente, diventa finalmente un bambino, riuscendo ad aprire un varco nel cuore di Gabriele, chiuso sino ad allora nel suo isolamento ed indifferenza esistenziale. Gabriele impara a prendersi cura di Ciro con lo sguardo, con la carezza, con l’insegnamento del piano.
  • Nelle lezioni di piano Gabriele riconosce in Ciro qualcuno a lui vicino: Ciro pare possedere l’orecchio assoluto e questo genera un nuovo fervore in Gabriele.
  • Un libro che prende un poco alla volta e che descrive Napoli nella sua singolarità: una città capace di contenere tutto, ma una città profondamente incomprensibile. La storia è una storia di solitudine e di amore. La solitudine di un uomo che decide di cercare qualcosa di diverso per sé e lo persegue sino all’estremo. Una scrittura interessante, cinematografica, capace di portare lo sguardo così vicino agli accadimenti come se ci si fosse sopra.
  • L’autore è anche un regista e questo può rendere ragione di una certa impostazione cinematografica della scrittura.
  • La poesia Itaca di Kavafis mette in guardia il protagonista dagli accadimenti della vita. Napoli è una città dove avvengono cose turpi e le donne sono allevate per soffrire. Molto pietosa la descrizione delle donne. L’incontro di Gabriele con Ciro è molto cinematografico, poco realistico in una città come Napoli dove nessuno lascerebbe la porta di casa aperta. Gabriele vive nel suo mondo, ha rotto con la famiglia, e l’incontro con Ciro lo riscatta. Ciro a sua volta abbandona la sua famiglia di origine: non vuole più essere figlio di quella famiglia, e andandosene via trova la salvezza.
  • Nella storia colpiscono alcuni aspetti tra loro contrastanti: Gabriele, un uomo solitario, che sperimenta un amore genitoriale per un bambino sconosciuto, Ciro, e Ciro, figlio di una famiglia disposta a sacrificarlo per rispettare le regole della camorra. Due aspetti ben diversi dell’amore filiale. Poi il tema della giustizia che si contrappone a quello della misericordia e quello dell’amore contrapposto al male ed unico strumento salvifico. Un libro ben costruito, di sapienza descrittiva, che spinge il lettore ad arrivare alla conclusione per capire come la storia vada a finire. Una trama ricca di argomenti forti, di attualità, scritta con una certa freddezza e un certo distacco.
  • Una scrittura semplice in cui si intrufolano parole colte. Una scrittura cinematografica.
  • Un libro scritto molto bene e una storia che mescola aspetti di una dimensione culturale raffinata, Gabriele Santoro professore di pianoforte al conservatorio di Napoli, che fa riferimento alla poetica di Kostantinos Kavafis e cita spesso pezzi di musica classica molto toccanti, in un contesto sociale degradato, dove la camorra opera incontrastata con le proprie regole e punizioni.
  • Questi due mondi opposti tra loro, si trovano ad interagire per via della vicenda di un bambino, Ciro, che provenendo da una famiglia criminale, in fuga per un’azione anch’essa criminosa, cerca rifugio a casa del professore, un territorio neutro, dove riuscirà a trovare protezione, a scapito della vita di Gabriele.
  • La vicenda della fuga, che lascia intendere che non ci sarà un lieto fine, è un po’ ansiogena e l’incalzare degli eventi rende sempre più certa la tragedia conclusiva. Un testo costruito forse già con l’idea di trasformarlo in un soggetto cinematografico.
  • Più che dall’affetto per il bambino, Gabriele Santoro può sembrare un personaggio mosso da motivazioni personali di espiazione, alla ricerca di un riscatto esistenziale, che possa rendere evidente il suo animo nobile, molto più eroico di quanto sia stato possibile capire dalle sue scelte precedenti. Il suo sacrificio lascia in eredità al fratello la vicenda complessa di Ciro, e rende possibile il ricongiungimento tra i due fratelli stessi. Originale il personaggio del padre, che da vero filosofo, studioso del dubbio di Gorgia, non indaga su come mai suo figlio omosessuale vada a trovarlo con un bambino e si fermi da lui alcuni giorni, alla ricerca di una serena normalità. Fossero tutti così i genitori, senza troppe ansie rispetto ai destini dei figli…