RECENSIONE INCONTRO DEL 17 NOVEMBRE 2021 DI GIULIA BENEDETTI

Un libro che ha riscosso una solidale manifestazione di consenso. Un libro originale, che si snoda per colpi di scena. Procede per accadimenti imprevedibili, come la rivalutazione finale della madre, ad esempio. Il libro esprime la visione della vita di un bambino. Può ricordare lo stile de L’amica geniale della Ferrante.

IL TRENO DEI BAMBINI di Viola Ardone

Queste alcune delle opinioni espresse dai partecipanti al gruppo di lettura:

  • Non conoscevo questo periodo storico, vicino ai miei anni di bambina. La storia mi ha commosso moltissimo. Il libro è scritto davvero bene.
  • La solidarietà o si impara da piccoli o è difficile da apprendere da adulti e in questo libro viene spiegato bene questo sentimento poco comune soprattutto nei tempi che in cui viviamo. E’un libro che descrive sentimenti forti: la madre che vende il violino del figlio, il figlio che decide di abbandonare la madre: personaggi intensi, solitari, interessanti. Una scrittura molto efficace.
  • Un libro scritto benissimo, che mi è piaciuto moltissimo, che mi ha fatto andare a certe esperienze personali, ripetute negli anni, di accoglienza di un bambino della Bielorussia. Molto bella la descrizione della famiglia che decide di ospitare Amerigo.
  • Il tradimento della madre, un accadimento doloroso che definisce il destino del protagonista, spingendolo a cercare e trovare una vita completamente diversa.
  • Un libro che descrive molte situazioni profonde, dove la memoria consente di ricordare vissuti dolorosi che hanno cambiato la vita. Dei personaggi descritti.
  • Un protagonista che sceglie di vivere con una famiglia diversa da quella delle sue origini. Un bambino che lascia la sua città, le sue amicizie e che impara a costruirsi nuove relazioni in un ambiente completamente diverso.
  • Con la lettura di questo libro abbiamo chiuso in bellezza il ciclo dei gruppi di lettura 2021. Nella storia si presentano molti temi di grande interesse: primo tra tutti quello dei legami indissolubili, sia quelli familiari che quelli che nascono per scelta consapevole; i rapporti tra genitori e figli, che non sempre sono sintonici; la scuola, vissuta come prigione in un contesto, e come luogo di apprendimento e sviluppo in un contesto diverso; il ruolo degli insegnanti nel condizionare la partecipazione e l’affezione al percorso scolastico; il ruolo dei genitori, una madre naturale che si sente inadeguata e una donna che assume un ruolo materno rassicurante ed affettuoso. Negli eventi si delineano anche le vicende del sindacato, il ruolo marginale delle donne (Derna che viene schiaffeggiata!) e l’egemonia maschile. Il peso dei pregiudizi nelle relazioni sociali e nella vita di chi non rispetta i canoni classici del legame matrimoniale.
  • Un libro che si fa leggere con partecipazione da lettori anche molto diversi. La descrizione delle misere condizioni del dopoguerra, dove però esistevano dei valori di forte solidarietà. Un tono leggero, che rimanda a Giamburrasca, a La vita è bella.
  • Un libro che mi è piaciuto tantissimo. Una storia che racconta di una donna anticonformista, con tre figli avuti senza avere un marito. Il protagonista bambino che decide di lasciare i propri affetti e partire per un’avventura che cambierà tutta la sua vita.
  • La prima parte è la più bella: un bambino che vive per strada, arrangiandosi: “mi sono imparato” e per questi suoi apprendimenti, lo chiamavano Nobel. Un racconto tenero, dove la solidarietà è molto presente.
  • Un libro che mi è piaciuto tantissimo. Una storia avvincente ed un linguaggio immediato. Una parte storica molto presente, il dopoguerra, il progetto del partito comunista, e una vicenda di solidarietà molto toccante. Il protagonista è un bambino povero, abbastanza felice, nonostante le sue condizioni miserevoli. La madre è incapace di incoraggiarlo, non possiede l’arte di consolare, è solo capace di silenzio, e di lasciare andare via suo figlio. Certe scelte costano tanto anche come perdita, ma possono cambiare in meglio la vita. Nel libro si parla della crescita che avviene con la perdita (il protagonista cambia persino il nome..) e della riconciliazione con il passato. Il treno è la metafora del percorso della vita. Solo alla fine il protagonista riuscirà a fare un viaggio in treno finalmente sereno.
  • Un libro che racconta una storia singolare accaduta dopo la seconda guerra mondiale, quando il partito comunista propone di far ospitare a famiglie del nord, per alcuni mesi, alcuni bambini del meridione che vivono in condizioni miserevoli.

Il libro è diviso in quattro parti

La prima parte è dedicata alla partenza con il treno e al viaggio per BO del piccolo protagonista: Amerigo, un bambino di 7 anni, che vive a NA, nei bassi dei Quartieri Spagnoli, con la madre Antonietta, senza padre, e che si arrangia per raggranellare qualche soldo; il classico scugnizzo intraprendente, libero e un poco mariuolo. La vicenda del treno, che fa sorgere tante paure sia nei genitori coinvolti che nei figli, sconvolge profondamente le certezze dei bambini coinvolti, portati fuori dal contesto abituale e messi improvvisamente difronte a molte novità, prima tra tutte quelle il fenomeno metereologico della neve, scambiata per ricotta da Mariuccia, una delle compagne di avventura.
La seconda parte racconta l’inserimento di Amerigo nella casa di Derna, una donna sola, come sua madre, che ha accettato di prendersi cura di lui e che lo ospita e la conoscenza della famiglia Benvenuti: Rosa e Alcide con i loro tre figli: Rivo, Luzio e Nario (una vera genialata la scelta di questi nomi!); in questa fase della sua vita Amerigo capirà la forza e la sicurezza degli affetti familiari. Alcide vuole essere chiamato babbo. È la parte in cui Amerigo si rilassa, si apre all’espressione dei sentimenti, la parte in cui fa grandi progressi relazionali, impara la fiducia nei confronti degli altri, scopre le sue capacità e l’amore per il violino. Non c’è bisogno di raccontare bugie o inventare truffe per essere accettato, apprezzato, amato. E’ un bambino intelligente, sensibile, che sa capire ed aiutare gli altri e così trova accettazione, ammirazione, stima. Un nuovo Amerigo. Marcato in questa parte è il confronto tra lo stile della madre naturale, Antonietta, sempre un poco trattenuta e brusca nel rapporto con Amerigo e quello di Derna, più amorevole, più complice; Derna che si butta in mare per salvarlo dall’annegamento.
La terza parte è quella dolorosa del ritorno a Napoli, dove tutto è rimasto uguale a prima, ma dove Amerigo, diventato invece diverso, non si ritrova più. L’episodio delle lettere e dei pacchi inviati da Derna e dai Benvenuti, che la madre ha impedito di fargli avere, e la vendita del suo violino, gli fa scoprire una madre ostile al suo benessere, alla sua felicità: una madre nemica, non interessata a lui che è meglio abbandonare.
La quarta parte ci descrive un Amerigo adulto, un uomo solitario, che ha voltato le spalle alle sue origini, che ha interrotto i rapporti con la madre naturale, che ha deciso di seguire la vita che l’altro Amerigo poteva offrirgli e che torna a NA per l’evento luttuoso della morte della madre.

È una storia che ci fa interrogare sui diversi modi educativi, sugli stili relazionali che si possono avere con i figli, su quanto discordanti possano essere modelli di inclusione o di esclusione, sui ruoli della maternità e della paternità.

La prime tre parti son scritte cercando di leggere gli accadimenti proprio come li vedrebbe un bambino, con quella sorta di candore che fa emergere la paura e la meraviglia e fa pensare che ci possa essere magia nascosta in ogni cosa. La quarta parte propone uno stile asciutto, un po’ distaccato, quello dello sguardo di un uomo di 50 anni, piuttosto introverso e di poco entusiasmo.

Oltre alla storia davvero bella ed avvincente, lo stile narrativo è molto accattivante e gradevolissimo: il libro si legge tutto d’un fiato!