RECENSIONE INCONTRO DEL 13 APRILE 2022 DI GIULIA BENEDETTI

Il libro era stato proposto nel corso del book contest da chi non conosceva né l’autore né il libro, con l’obiettivo di fare la conoscenza di entrambi.

Queste alcune delle opinioni espresse dai partecipanti al gruppo di lettura:

  • Un libro che colpisce per la storia intima e per una certa incompiutezza. Il personaggio della ragazzina è di grande impatto: una dodicenne molto matura e molto sola. Pare che viva in una famiglia dove si pretende molto da lei: il padre si intromette pesantemente nella sua vita, mentre la madre appare assente. Colpisce il suo bisogno di affetto e il desiderio di responsabilizzazione. Sembra però che manchi qualcosa in questo romanzo…
  • Al primo momento questo libro può sembrare semplicistico. In Israele però ha riscosso molto successo. L’autore ha scelto di ambientarlo in Italia, senza citare però con precisione le città in cui si svolge la storia. Il libro è stato scritto pensando principalmente ai lettori israeliani, per i quali, probabilmente, i riferimenti precisi di una città italiana non risultano così importanti. E’ un libro sulla solitudine. Parla di una figlia unica, che vive la condizione di essere anche l’unica scolara ebrea nella sua classe. La protagonista legge il libro Cuore (libro che Yehoshua aveva letto da bambino e che lo aveva molto commosso) e con la lettura di questo libro accadono alcuni importanti cambiamenti in lei. Il romanzo offre al lettore molti spunti di riflessione, ed uno, importante, è quello del mascheramento, che molti personaggi adottano in diverse occasioni (il rabbino, il nonno, la protagonista stessa, ecc.). Al primo impatto il libro può apparire superficiale, ma non è così. E’ una storia di iniziazione, dove la protagonista vive quella fase particolare dell’adolescenza, tutta tesa verso la crescita.
  • Yehoshua in un dibattito in Italia, aveva anticipato che stava scrivendo un libro in omaggio all’Italia, dove avrebbe menzionato alcune città del Veneto. Nel libro tutto viene raccontato come se si raccontasse una fiaba. E’ una descrizione di fatti, di cose che avvengono. L’evoluzione della storia avviene per fatti che accadono. Anche i paesaggi son descritti in maniera favolistica. L’autore affronta argomenti impegnativi: l’identità, la religione, ecc, ma tutto è reso semplice.
  • Per alcuni lettori è stata una lettura quasi fastidiosa perché ha comportato una rivisitazione di situazioni vissute personalmente, quali ad esempio la forte responsabilizzazione durante l’adolescenza, o la pressione esercitata da una famiglia amorevole, ma esigente, o la perdita di un genitore durante l’adolescenza. La protagonista è una ragazzina molto intelligente, che fa propri i problemi di tutti e la famiglia che le ruota attorno non ha sempre un impatto empatico nei suoi confronti. I fatti descritti sono raccontati a salti, e la crescita della ragazzina avviene in un contesto dove c’è affetto, ma anche tanta solitudine e molte attese familiari gravano sul suo possibile futuro.
  • La ragazzina è sola, e non si può smarcare dall’identità ebraica. Nella cultura di riferimento ci sono dinamiche particolari, per le quali è normale che la famiglia d’origine si aspetti per lei un certo tipo di percorso. I condizionamenti sono forti, e sembra che sussista una certa incapacità nell’esprimere l’amore. Il padre prende il posto della madre, che è probabilmente schiacciata dal dolore per la malattia del marito. Un tema evidente è quello della ricerca dell’identità: il padre è un ebreo osservante, e molto intransigente, dedito in questa fase della sua vita alla ricerca delle proprie origini, e quindi della propria identità. Una sorta di dualismo serpeggia talvolta nell’animo dei personaggi per cui si è questo, ma anche l’opposto di questo. Un libro interessante, che può suscitare anche qualche emozione negativa.
  • Un libro che all’inizio non colpisce particolarmente, che può apparire quasi piatto. Ma l’emozione arriva poi alla fine, quando la protagonista intrattiene un dialogo con il padre, malato, nel reparto dell’ospedale in cui è ricoverato, in cui si parla dello Spirito Santo e la protagonista, una ragazzina sola, forse troppo matura per la sua età, manifesta di desiderare un fratello, qualcuno che possa stare con lei, anche quando il padre non dovesse esserci più.
  • Un libro che offre lo spunto per affrontare molti temi. Non un libro semplice, ma stimolante, anche se scritto in modo apparentemente leggero. Bella la conclusione: il bisogno di un fratello che rimanga per sempre al proprio fianco.
  • In ebraico la parola fratello significa proprio “qualcuno che è con te, che è come te”. La protagonista esprime questo desiderio al papà. Yehoshua ha raccontato in un’intervista di aver preso lo spunto per il romanzo da una ragazza nata da un matrimonio misto, che l’autore aveva conosciuto perché aveva fatto una tesi su di lui. La scelta del nome Rachele, dato alla protagonista si deve alla conoscenza dell’autore di una poetessa italiana, di religione ebraica, che abitava, prima dell’avvento del fascismo, in provincia di Trieste, ed era nota per la sua trasgressività.
  • Un libro di cui qualcuno non è riuscito a completare la lettura.
  • La protagonista è una ragazzina amata dai propri familiari, ma tutti quegli adulti son troppo presi dalle loro cose… La storia è raccontata come una fiaba, e tutto è visto con gli occhi della ragazzina. Lei ha solo 12 anni, e pur essendo determinata sente il peso delle decisioni calate dall’alto. Ci sono da parte sua dei tentativi di opposizione nei confronti di una famiglia facoltosa che impone tante regole. I personaggi sono molto variegati, ma il libro non convince completamente.
  • Un libro che non convince completamente. Quello che colpisce principalmente è la solitudine della ragazzina, che trova l’affetto che pare mancarle in famiglia, nell’insegnante e nell’autista. La madre, chiusa nel suo dolore, non dialoga con la figlia.
  • Viene da chiedersi se sia credibile il personaggio della ragazzina.
  • Un libro di difficile valutazione per qualcuno, che, se non fosse stato per l’obbligatorietà indotta dalla partecipazione al gruppo di lettura, non avrebbe neppure concluso la lettura del testo. Tanti, comunque, gli spunti di riflessione: la solitudine, l’amore, soprattutto. I personaggi non appaiono approfonditi, ma forse l’autore ha volutamente deciso di non definirli. Il libro è ben scritto, e ritrae con efficacia una certa rigidità propria della cultura ebraica.
  • Un libro che ha deluso qualcuno. Conoscendo lo scrittore, veniva naturale aspettarsi qualcosa di più. La sensazione è stata quella di trovarsi difronte ad un dipinto incompiuto. La ragazzina appare inverosimile, e la famiglia pure.
  • Una storia convincente, che offre molti spunti da approfondire. Forse la ragazzina appare poco credibile, ma tutti i personaggi risultano poco convincenti e tali da sostenere efficacemente la propria posizione.
  • Un libro che piace, in cui la frase, nell’ultima pagina, a conclusione del romanzo, arriva come una carezza. La figlia è unica, ma è come se vivesse in una corte celeste. La famiglia ha delle aspettative su di lei, ma lei è uno spiritello illuminato ed illuminante. Il libro ci fa dubitare sui ruoli e sulle religioni. La storia è collocata in un momento particolare della vita di un adolescente di religione ebraica: quello del Bar mitzvah, la fase di assunzione delle responsabilità. Il centro e la bellezza del libro stanno nell’intreccio di tutte le vicende viste con gli occhi della ragazzina. La religione è fonte di separazione tra le persone, e spesso può diventare una maschera che le persone indossano per nascondersi.
  • Un libro scorrevolissimo, accattivante, di facile lettura. La storia è centrata su una ragazzina che sembra più grande della sua età, un po’ saccente, che vive in un mondo di adulti. Una situazione particolare che si propone spesso nella realtà. La compresenza di diverse religioni nella vicenda rende evidente l’apertura mentale dello scrittore.
  • Un libro pieno di contenuti e di situazioni importanti, in cui la protagonista, che è una ragazzina, vive facendo quello che vuole. Sembra un libro semplice, ma non lo è, e ci fa pensare molto.
  • Un grande scrittore, che in questo breve romanzo, quasi un lungo racconto, ambientato in Italia, in luoghi lasciati senza nome e sui quali il lettore inutilmente cerca riferimenti più precisi, trae occasione per parlare dei temi salienti dell’identità, delle differenze sociali, culturali, religiose, dell’educazione e dei grandi drammi della vita.

    La protagonista è un’adolescente, Rachele, che vive in prima persona il peso e l’opportunità di sentirsi diversa dai compagni, ma sempre attenta a cercare qualche elemento comune sul quale poter contare per sentirsi uguale o simile a qualcuno. Lei, di religione ebraica, studia in una scuola dove la cultura cattolica pare essere prevalente e prova dispiacere allorchè il padre le impedisce di impersonare Maria nella recita sulla natività. Rachele si confronta con la sua compagna Marta, anch’essa di religione ebraica, ma con genitori più permissivi, che la lasciano partecipare alla recita. Il confronto è il punto di partenza per comprendere la diversità e anche per allenare la curiosità e imparare a cogliere gli aspetti più distintivi dell’alterità.

    Anche il gruppo familiare rappresenta per Rachele un ambito di approfondimento, e, con il nonno materno fervente cattolico, la nonna materna rigorosamente atea, i nonni paterni di religione ebraica, può risultare più comprensibile ed educativo che la scelta delle convinzioni religiose richieda un atto personale di libertà.  Gli adulti son tratteggiati dall’autore con grande abilità e appare evidente che diventino, per un adolescente in una fase importante della formazione personale, possibili modelli ai quali far riferimento. Molto tenace il padre nelle sue convinzioni che utilizza la proibizione per indirizzare il comportamento della figlia. Il nonno paterno invece, con le storie sul suo passato, lascia intendere che si possano talvolta trovare soluzioni di compromesso e che per sopravvivere si possano accettare anche situazioni contradditorie. Gli adulti sono descritti secondo il modo in cui li vede Rachele, facendo prevalere quelle caratteristiche o quei comportamenti che la colpiscono di più.

    E poi c’è la paura per la malattia del padre, la paura del dolore, la paura della morte. Come si fa ad affrontare una sfida così gravosa quando si abbatte in un periodo della vita in cui si avrebbe diritto alla spensieratezza, alla leggerezza, al disimpegno? Rachele studia con attenzione i compagni che hanno vissuto, o stanno vivendo simili prove e cerca tracce di sopravvivenza.

    L’apprendimento a cui può riferirsi non è quello che può venire dal suo gruppo familiare, preoccupato di proteggerla, di difenderla dal dolore, ma quello dei suoi simili, altri adolescenti, che come lei han perso un genitore, ma che sono in grado di farle capire che si può continuare a vivere, che non si ferma niente perché la gioventù riesce a far superare anche i distacchi più tragici.