RECENSIONE INCONTRO DEL 10 FEBBRAIO 2021 DI GIULIA BENEDETTI

Il libro, come sempre ha sollevato considerazioni diverse e diverse sono state anche le valutazioni.

Coloro a cui è piaciuto l’hanno ritenuto un testo molto poetico (la traduzione dal francese di Andrea Zanzotto ha probabilmente contribuito a non alterare la musicalità e la fluidità originale), un piccolo capolavoro di dialogo tra personaggi e natura, in un reciproco scambio di emozioni intense. Gli eventi accadono in una terra di confine dove le influenze paesaggistiche e culturali di steppe kazake e di monti kirghisi dominano la scena. I personaggi principali, Seit, Giamilja, Danijar sono influenzati dalla natura, sempre presente nelle loro vite, e spesso oggetto di loro devota ammirazione. Sono tutti persone semplici: Giamilja e Denijar pur con esperienze di delusione, di solitudine, di incomprensione e Seit, un ragazzo ancora nella fase di ricerca della sua identità di uomo, sanno trovare nella contemplazione dei luoghi, degli eventi naturali, quell’appagamento mistico che consente loro di superare la vita dura di lavoro nel kolhoz, dove la guerra, che ha portato al fronte tutti gli uomini più giovani, ha lasciato solo i vecchi, i troppo giovani e le donne. E questo intenso rapporto con la natura, che alimenta le emozioni dei tre protagonisti, riesce a liberare le loro anime, a far accettare il reciproco amore a Giamilja e Denijar e a far scoprire la vocazione artistica a Seit.

Una natura benigna dunque, che intesse con le proprie creature un dialogo misterioso e miracoloso che nutre di immensità e che consente alle persone di manifestare la propria interiorità senza rischi di incomprensioni. La storia è soprattutto una storia d’amore; la descrizione di come l’innamoramento esca in fine allo scoperto nella reciproca consapevolezza di Giamilja e Denijar è tratteggiato nella narrazione dei sintomi nel comportamento di entrambi, e solo la musica, nella sua profonda valenza catartica riesce a rompere le barriere del pudore, a liberare, tra i due, quell’amore assoluto, che vanifica le convenzioni, le paure, e rende infine nuove le persone, trasformandole ed infondendo loro un coraggio inimmaginabile. Il canto fa da tramite nel reciproco riconoscimento di Giamilja e Denijar, mentre la vocazione pittorica sarà poi il percorso di vita scelto da Seit.
Coloro a cui è piaciuto meno hanno evidenziato l’eccessiva brevità, quasi che il testo volesse fuggire lui stesso e non consentire approfondimenti, che il protagonismo della terra rende Giamilja, Denijar, Siet una sorta di corollario, ma tutti concordano nel ritenere che le donne son state descritte riconoscendone la forza e le prove di libertà.

Giulia Benedetti

PROSSIMO APPUNTAMENTO IL 10 MARZO 2021 CON LE INSEPARABILI di Simone De Beauvoir

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