RECENSIONE INCONTRO DEL 8 GIUGNO 2022 DI GIULIA BENEDETTI

  • Il libro era stato scelto a seguito del grande entusiasmo suscitato dal precedente romanzo dell’autrice: Il treno dei bambini.
  • Ovviamente risulta piuttosto difficile dare soddisfazioni alle aspettative generate da quel piccolo precedente gioiello letterario: il confronto tra i due appare inevitabile e l’originalità de Il treno dei bambini appanna un poco il valore del nuovo romanzo.
  • La scrittura è sempre incalzante, essenziale, ma pure dettagliata. I personaggi principali e secondari hanno un loro posto nel quadro di insieme e contribuiscono a spiegare con le proprie vicende i valori e i limiti di una dimensione culturale datata, ma non troppo lontana.
  • La storia prende le mosse a Martorana, in Sicilia, negli anni ‘60 e si conclude negli anni ’80, e attraverso gli eventi narrati riusciamo a capire il grande cambiamento sociale avvenuto nei costumi e il rinnovamento accolto nella legislazione italiana.
  • Oliva è una ragazza, quasi bambina, che cerca di capire come possa essere la sua vita subendo le apocalittiche maledizioni materne, i suoi conseguenti pesanti condizionamenti comportamentali, e il fascino dell’apertura mentale consentita dalla scuola, e da figure quali quella della maestra Rosaria, e dalla sua compagna Liliana, figlia di un comunista, Calo’, che ha la fissazione di parlare alla gente del paese, che riunisce settimanalmente per parlare dei problemi comuni.
  • All’inizio del romanzo c’è il confronto doloroso con il fratello gemello, Cosimino, a farle capire il peso della differenza di genere, e una certa tensione tra i genitori rispetto alla sua educazione: il padre che la porta a raccogliere lumache e rane, a prendersi cura dell’orto, a dipingere il pollaio, a farla sentire libera e a sognarla indipendente (dopo le medie vorrebbe facesse le magistrali per farla diventare maestra e consentirle di essere indipendente), e la madre che si adira per certi comportamenti ritenuti troppo maschili e poco consoni ad una ragazza che deve avere come unico obbiettivo quello di trovarsi un marito. Due concezioni dolorosamente contrapposte che inficiano la sicurezza di Oliva e complicano la costruzione della sua identità.
  • Il padre: pg.19 “…lo vedevo arrivare da lontano, i capelli biondi brillavano nel sole, mi pareva grande e forte come un gigante.” La madre: pg. 191 “Quando sono arrivata, tanti anni fa ero una straniera. Ho fatto di tutto per essere accettata: non è servito a niente, come raddrizzare le gambe ai cani.”; pg. 21 “questa brocca qui chi se la piglia se la piglia. Basta che se la piglia sana. Poi se la piange lui dopo il matrimonio”. 24” Tu devi sempre dare ascolto a tua madre. Gli occhi miei ti seguono in ogni momento, io ti guardo anche quando tu non vedi me. La vanità è figlia del dimonio.” Così Oliva sviluppa idee di questo tipo sui maschi: pg. 24 “…il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice che ha mani e può arrivare a toccare le carni”. E quando arriva il temuto sviluppo fisico la sua vita si riempie di divieti: pg.63 “Da quando sono diventata femmina, sto come sotto una tettoia durante un temporale: non mi allontano per non bagnarmi. A casa di Saro non ci posso andare. Al mercato non ci posso andare. Da Liliana non ci posso andare”.
  • Le regole di ruolo tra i generi sono oggetto di discussione nel capanno dove si svolgono le riunioni organizzate da Calo’, il padre comunista di Liliana, che interroga i presenti (pg 36-37) su cosa sia l’uomo e su cosa sia la donna, su quali siano le loro qualità, e su quali lavori possano fare le donne. Le loro risposte oggi ci fanno sorridere, ma hanno comportato molte limitazioni per molti anni all’emancipazione femminile.
  • A 16 anni succede il dramma: Oliva viene rapita e violentata da Pino Paternò, il figlio del pasticcere, considerato un buon partito, e ricorso a questo stratagemma per poter poi sposare Oliva, che era stata invece promessa dai genitori ad un altro. Paternò ha messo in atto un” Rapimento a scopo di matrimonio” e si dimostra disponibile a riparare. Pg. 187 Articolo 544 del codice penale: il matrimonio estingue il reato.
  • Oliva è emotivamente confusa, se ne sta ritirata per un po’ come se fosse di nuovo infetta come quando a 9 anni ebbe la scarlattina, ma capisce che l’unica certezza che ha è proprio quella di rifiutare questo matrimonio riparatore.
  • Entra in scena anche il personaggio di Maddalena Criscuolo, che avevamo conosciuto ne Il treno dei bambini. L’intento è quello di gettare un ponte sull’immagine di un paese, che dopo la guerra e ai primi segni di ripresa, conserva ancora parecchia arretratezza sul piano legislativo: divorzio, aborto, violenza sulle donne. Maddalena è il personaggio che apre sul futuro che rende possibile spezzare la catena della sottomissione femminile; anche lei ha sperimentato un irresponsabile amore con un uomo che l’ha lasciata sola, incinta a 18 anni. Ha partorito una figlia che le è stata sottratta. Conosce il senso di colpa, la solitudine, il peso di azioni fuori dalla cosiddetta normalità, ma ha scelto la strada del prendere le distanze dal conformismo imperante, assumendosi le proprie libertà e dandosi da fare per migliorare la qualità della vita degli altri, delle donne in particolare.
  • Anche Fortunata, la sorella di Oliva, sperimenta sulla propria pelle un matrimonio riparatore, imparando presto a vivere il proprio lutto interiore, sentendosi come morta, ma trovando ad un certo punto il coraggio di porre fine alla sua prigionia, di tornare nella casa di origine e da lì alimentarsi di nuova speranza e sperimentare una successiva soddisfacente emancipazione.
  • La storia si conclude con un lieto fine: Oliva studia, diventa maestra e torna a Martorana ad insegnare. Si sposa con Saro e nel giorno decretato di festa generale in cui tutta la famiglia si riunisce, trova il coraggio di entrare in pasticceria e farsi servire da quel Pino che vent’anni prima l’aveva rapita e violentata e dichiarargli finalmente che: pg.291 “sono venuta a comprarmi con i soldi del mio stipendio quello che tu, un giorno di tanti anni fa, mi volevi dare per forza. Cosa ho guadagnato? La libertà di scegliere.”
  • Una storia fortemente intrisa di valori di emancipazione, che consente di capire il peso dell’educazione familiare sulla formazione di una persona, ma anche quello della scuola; l’importanza dello studio per apprendere nuovi modelli e rafforzare la determinazione di costruire destini migliori.
  • Chi è genitore ha l’occasione di interrogarsi sul modello educativo adottato nei confronti dei propri figli, sui valori trasmessi, e sui risultati che ritiene di aver conseguito.